L’inchiesta della Procura di Milano ha squarciato il velo sull’ipocrisia del food delivery: dopo il provvedimento contro Glovo, anche Deliveroo Italy è stata posta sotto amministrazione giudiziaria per caporalato. Le indagini confermano ciò che l’USB denuncia da anni: migliaia di lavoratori sono stati sistematicamente sfruttati con paghe da fame — in molti casi inferiori del 90% rispetto alla soglia di povertà — e costretti a turni massacranti fino a 12 ore al giorno sotto il ricatto di un algoritmo padrone.
Il 28 febbraio sarà la nostra risposta. La giornata nazionale di agitazione dei rider non è più solo una protesta, ma un atto di liberazione da un modello economico criminale che usa la tecnologia per mascherare il caporalato digitale. Non accetteremo più che il profitto di multinazionali miliardarie venga estratto dal sangue e dai diritti di lavoratori trattati come ingranaggi sostituibili di un software.
Rivendichiamo con forza il passaggio immediato a un lavoro vero con un contratto vero. Non servono accordi al ribasso, bonus o elemosine: la magistratura ha certificato che la nostra è subordinazione, dunque esigiamo l’assunzione diretta e l’applicazione integrale del CCNL Logistica, Trasporto Merci e Spedizione. Solo questo contratto garantisce la fine del cottimo, il diritto a ferie e malattia, e una paga oraria dignitosa. La sicurezza non deve essere un costo a carico del rider: chiediamo che le aziende paghino integralmente i DPI, forniscano e manutengano i mezzi. Basta con algoritmi oscuri che penalizzano chi si ferma per stanchezza o necessità; esigiamo trasparenza totale sui criteri di assegnazione del lavoro.
Davanti alla gravità di quanto emerso a Milano, il governo e le istituzioni locali non possono più girarsi dall’altra parte. USB sostiene l’urgenza assoluta di aprire in ogni città, presso le Prefetture, dei tavoli permanenti di monitoraggio del caporalato. È necessario un presidio costante del territorio per fermare lo sfruttamento e garantire che la regolarizzi.












