
USB con lavoratori e lavoratrici statunitensi contro la repressione e le esecuzioni dell’ICE: Il 5 e 6 febbraio iniziative a Roma e Milano con Chris Smalls, sindacalista dell’Amazon Labour Union e attivista ICE OUT
USB condanna l’escalation della repressione, le uccisioni e le violenze compiute dai meccanismi repressivi federali attraverso i criminali dell’ICE, contro i lavoratori, gli immigrati e le loro famiglie in Minnesota e in tutti gli altri stati degli USA.
Assistiamo sbigottiti alle immagini raccapriccianti di bambini arrestati, di fermi arbitrari senza alcun potere legale e delle esecuzioni di Renee Good e Alex Pretti, giustiziati dalla polizia con colpi di arma da fuoco in mezzo alla strada. Tutto questo fa parte di una strategia del governo statunitense per terrorizzare interi quartieri, scuole e luoghi di lavoro.
Salutiamo le azioni di sciopero di massa e le mobilitazioni militanti di venerdì 23 gennaio e dei giorni successivi, organizzate dai sindacati del Minnesota, con la partecipazione di decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici che chiedono il ripristino della legge, l’espulsione immediata dell’ICE e la fine delle retate nelle scuole e nei luoghi di lavoro e della persecuzione dei lavoratori migranti. e delle loro famiglie.
Queste immagini svelano il vero volto di un sistema che sta legittimando la violenza e la sopraffazione al servizio del potere e dei profitti, come accade da anni in Palestina e con le aggressioni al Venezuela e le minacce di guerra al mondo.
L’escalation dell’aggressività imperialista degli Stati a partire dagli USA, gli interventi, le guerre e l’economia di guerra portano inevitabilmente a un’escalation anche in patria: intensificazione della repressione, restrizioni dei diritti e delle libertà, persecuzione dei migranti e dei rifugiati e attacco alla vita della classe lavoratrice. Quando il popolo paga l’economia di guerra con l’aumento dei prezzi e la povertà, e quando si organizza e lotta, lo Stato mobilita i suoi meccanismi per intimidirlo e sottometterlo.
Ciò dovrebbe far riflettere in Italia dove assistiamo alla stretta repressiva sulle proteste di settembre e ottobre e i nuovi terrificanti decreti sicurezza che vengono presentati dal Governo Meloni, così fraternamente amico del presidente Trump. Così come nella UE il piano di riarmo e la militarizzazione dei porti e delle infrastrutture strategiche provocheranno inevitabilmente l’impoverimento dei salari, la distruzione dei servizi essenziali insieme alla restrizione delle libertà e dei diritti del lavoro.
Il fatto che la milizia fascista dell’ICE verrà in Italia per “garantire” la sicurezza degli atleti USA deve essere vissuta come un insulto a tutto il nostro Paese. Punta di diamante del ben noto “Modello Milano”, le Olimpiadi Milano-Cortina sono un momento di accelerazione di quei processi speculativi, di terziarizzazione e precarizzazione del lavoro che investono tanto Milano, quanto l’intero Paese, mentre per la cittadinanza il risultato è fatto di rincari, riduzione dei servizi e progressiva militarizzazione dello spazio urbano. Milano si prepara a essere blindata e resa inaccessibile proprio a chi ci vive e lavora ogni giorno.
Il momento simbolo di questo processo è l’evento inaugurale del 6 febbraio: una cerimonia costruita come vetrina internazionale, con spettacoli di lusso, biglietti fuori portata e una città paralizzata da chiusure, zone interdette e restrizioni alla mobilità. Un sacrificio imposto alla popolazione per garantire passerelle istituzionali. All’inaugurazione sono annunciati come ospiti il vicepresidente James Vance e il segretario di Stato Marco Rubio, già artefici – insieme a Donald Trump – di politiche imperialiste, genocidiarie e neocoloniali: dal sostegno all’occupazione e al massacro del popolo palestinese, fino all’aggressione contro il Venezuela. Delegazioni accompagnate da undici aerei con a bordo reparti dell’ICE, la polizia anti-immigrazione statunitense responsabile di violenze, deportazioni e omicidi negli Stati Uniti. La presenza dell’ICE a Milano rappresenta un messaggio politico gravissimo: la normalizzazione di un apparato repressivo che colpisce migranti, lavoratori e movimenti sociali, mentre le Olimpiadi diventano uno spazio di legittimazione per guerre, repressione e sfruttamento.
L’iniziativa di Roma e il presidio di Milano si inseriscono consapevolmente nel quadro dello sciopero internazionale dei portuali del 6 febbraio, che vedrà lavoratrici e lavoratori dei porti, a partire da Genova, incrociare le braccia contro la guerra e il riarmo. Mentre le Olimpiadi celebrano governi e interessi responsabili di conflitti e devastazioni, i portuali affermano con forza che le infrastrutture strategiche non devono essere al servizio della macchina bellica. Rifiutare il transito di armi e materiali militari significa colpire concretamente le politiche di guerra che oggi devastano la Palestina e alimentano aggressioni e ingerenze in tutto il mondo, dal Medio Oriente all’America Latina. Al termine del presidio di Milano, ci sposteremo in carovana verso Genova, per sostenere lo sciopero internazionale dei portuali contro la guerra.
- il 5 febbraio incontro con il sindacalista Amazon Chris Small alle ore 17.00 presso l’aula Venturi della facoltà di Lettere dell’Università della Sapienza a Roma;
- il 6 febbraio a Milano alle 14.30 in Piazza Gaza (ex Scala) con lo slogan “ICE OUT!” dopo la quale l’iniziativa poi si sposterà in carovana a Genova in occasione dello sciopero internazionale dei porti
Rafforziamo la lotta per il lavoro e la vita con diritti, per la protezione dei migranti e delle loro famiglie, per porre fine al terrore di Stato e per rovesciare le politiche anti-popolari.
Solidarietà con i sindacati e i lavoratori degli Stati Uniti – Stop alla repressione di Stato











