{"id":4956,"date":"2026-03-24T15:54:37","date_gmt":"2026-03-24T13:54:37","guid":{"rendered":"https:\/\/eurof-wftu.eu\/?p=4956"},"modified":"2026-03-30T11:31:27","modified_gmt":"2026-03-30T09:31:27","slug":"usb-national-assembly-of-laborers-28th-march-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/eurof-wftu.eu\/?p=4956","title":{"rendered":"USB: National Assembly of Laborers 28th March 2026"},"content":{"rendered":"\n<p>We are glad to present you the official essay of USB to launch and propote the national assembly of laborers, programmed for the day of 28th march 2026 in Rome, Italy.<\/p>\n\n\n\n<p>WE ARE ESSENTIAL. LABORERS&#8217; WORK IS THE CORE TO BUILD A NEW MODEL OF ECONOMICAL AND SOCIAL DEVELOPMENT<\/p>\n\n\n\n<p>The real policital data is just one: government lead by Giorgia Meloni was defeated by the result coming from the so-called &#8220;No Sociale&#8221; during the last referendum in Italy. This halt represents a deep fracture between the government and its key figures and the real Country. A fracture now even wider, expanded specially in the job and industrial fields.<\/p>\n\n\n\n<p>While the Government built an aura of stability, economical growth and the importance of the leading role of entrepreneurship , the material reality has followed a different path: a true industrial collapse, spreading business crisis, more precariousness and salary compression.<\/p>\n\n\n\n<p>This is the result of nearly 3 years of political choices that accepted &#8211; and even favored- an economical development model based on downward pressure on prices, fragmentation of the production and the subordination of industrial choices and needs to financial interests and geopolitical elements.<\/p>\n\n\n\n<p>This line-of-action is part of a global situation marked by an escalation directly investing our economy. The international position of the italian government is gradually moving forward Donald Trump&#8217;s, and generally toward a political block that opts for a military approach to global competition.<\/p>\n\n\n\n<p>The result is severe mutation of the industrial politics: even more resources are redirected and employed in militarization and rearm, while many important civil industries and production are left without planning and direction. This is a choice that redefine production priorities of the Country.<\/p>\n\n\n\n<p>The focal point remains the construction of an organized working class subject, able to leave a sign in the government choices. The problem remains the bance of power, who decide what to product, how to make it, and who benefit from this production.<\/p>\n\n\n\n<p>NOI INDISPENSABILI. IL LAVORO OPERAIO AL CENTRO PER COSTRUIRE UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO ECONOMICO E SOCIALE<\/p>\n\n\n\n<p>Il dato politico di fondo \u00e8 uno: il governo guidato da Giorgia Meloni esce sconfitto dal segnale netto arrivato dal cosiddetto \u201cNo sociale\u201d al referendum. Si tratta di una battuta d\u2019arresto che segnala una frattura profonda tra chi governa e il Paese reale. Una distanza che si \u00e8 allargata e che ha avuto nel lavoro e nell\u2019industria il suo terreno principale.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre si costruiva una narrazione fatta di stabilit\u00e0, crescita e centralit\u00e0 dell\u2019impresa, la realt\u00e0 materiale ha seguito una traiettoria diversa: un vero e proprio crollo industriale, crisi aziendali diffuse, aumento della precariet\u00e0 e compressione salariale.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 il risultato di quasi tre anni di politiche che hanno accettato \u2013 e in alcuni casi accelerato \u2013 un modello di sviluppo fondato sulla competizione al ribasso, sulla frammentazione produttiva e sulla subordinazione delle scelte industriali alle logiche finanziarie e geopolitiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa linea si inserisce dentro un contesto globale segnato da un\u2019escalation che investe direttamente anche la nostra economia. Il posizionamento internazionale del governo italiano si \u00e8 progressivamente allineato a quello di Donald Trump e, pi\u00f9 in generale, a un blocco politico che interpreta la competizione globale sempre pi\u00f9 in chiave militare.<\/p>\n\n\n\n<p>La conseguenza \u00e8 una deformazione profonda del dna delle politiche industriali: sempre pi\u00f9 risorse vengono indirizzate verso la produzione militare e il riarmo, mentre settori strategici civili vengono lasciati senza una visione e senza investimenti adeguati. Si tratta di una scelta che ridefinisce le priorit\u00e0 produttive del Paese e che sposta l\u2019asse dello sviluppo verso un\u2019economia di guerra.<\/p>\n\n\n\n<p>Dentro questo quadro, ci\u00f2 che sta avvenendo sul piano internazionale assume una gravit\u00e0 estrema. Le operazioni militari condotte da Israele continuano a colpire la popolazione palestinese, estendendosi anche ad altri fronti come il Libano e l\u2019Iran, in un\u2019escalation che rischia di destabilizzare ulteriormente l\u2019intera area. Il governo italiano mantiene un posizionamento che, nei fatti, legittima questa dinamica, anche attraverso relazioni economiche e commerciali che coinvolgono il settore della difesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Il legame tra politica industriale e scenario internazionale \u00e8 diretto. La riconversione verso il riarmo avviene mentre nel Paese si moltiplicano crisi industriali, chiusure e ristrutturazioni. Le risorse pubbliche vengono orientate senza una strategia complessiva di sviluppo civile, mentre il lavoro continua a essere sacrificato.<\/p>\n\n\n\n<p>E ovviamente c&#8217;\u00e8 la questione salariale. Negli ultimi anni si \u00e8 consolidato un modello in cui la competitivit\u00e0 viene costruita comprimendo il costo del lavoro. Pessimi contratti, salari fermi o in perdita reale rispetto all\u2019inflazione, diffusione del part-time involontario, utilizzo strutturale della precariet\u00e0. La redistribuzione della ricchezza prodotta si \u00e8 progressivamente ridotta, ampliando le disuguaglianze e indebolendo la domanda interna.<\/p>\n\n\n\n<p>Il risultato \u00e8 un sistema che produce ricchezza ma la concentra sempre di pi\u00f9, scaricando sul lavoro il peso delle trasformazioni. Una dinamica che si riflette in tutte le vertenze aperte: dalle grandi crisi industriali alle condizioni nei magazzini della logistica, fino ai servizi.<\/p>\n\n\n\n<p>In parallelo, si rafforza una tendenza che riguarda direttamente i diritti: l\u2019intervento del governo sulla legge Legge 146\/1990, estesa anche al settore della logistica, rappresenta un passaggio grave. La restrizione del diritto di sciopero colpisce uno degli strumenti fondamentali di tutela collettiva, proprio nei settori dove il conflitto ha prodotto negli ultimi anni avanzamenti concreti.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo intervento si colloca dentro una torsione pi\u00f9 ampia, che investe i rapporti tra poteri e la stessa qualit\u00e0 democratica del Paese. Il segnale arrivato dal referendum va letto anche in questa chiave: una risposta a un\u2019impostazione che tende a comprimere gli spazi di partecipazione e di conflitto sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>Dentro questo scenario emerge con chiarezza un elemento centrale: la ricchezza continua a essere prodotta nei luoghi di lavoro. Nelle fabbriche, nei magazzini, nei porti, nelle piattaforme logistiche, nei servizi. Nel lavoro vivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza il lavoro operaio, questo Paese si ferma.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di un dato strutturale. La produzione industriale, l\u2019innovazione tecnologica e la transizione energetica passano dalle competenze, dalla capacit\u00e0 e dall\u2019intelligenza di chi lavora. Eppure, proprio questo lavoro continua a essere trattato come variabile dipendente.<\/p>\n\n\n\n<p>La contraddizione \u00e8 evidente: il lavoro resta centrale nella produzione della ricchezza, ma marginale nelle decisioni su come quella ricchezza viene organizzata, distribuita e orientata. Da questa asimmetria nasce il vicolo cieco attuale: deindustrializzazione strisciante, impoverimento sociale, polarizzazione dei redditi e una riconversione dell\u2019economia sempre pi\u00f9 piegata alle esigenze della competizione internazionale e della corsa al riarmo.<\/p>\n\n\n\n<p>Da qui prende forma il senso dell\u2019Assemblea Nazionale Operaia. Uno spazio di organizzazione e indirizzo che punta a rimettere il lavoro al centro delle scelte economiche e sociali.<\/p>\n\n\n\n<p>Se il lavoro \u00e8 la fonte della ricchezza, deve diventare anche il soggetto che orienta il cambiamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo implica un ribaltamento dell\u2019impostazione dominante: politiche industriali guidate dall\u2019interesse collettivo, risorse pubbliche vincolate a obiettivi occupazionali, ambientali e sociali, presidio e coordinamento delle filiere strategiche, gestione delle crisi aziendali come nodi di politica industriale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il punto centrale resta la costruzione di una soggettivit\u00e0 operaia organizzata, capace di incidere nei processi decisionali. La questione riguarda i rapporti di forza: chi decide cosa produrre, come produrre e per chi.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cNoi indispensabili\u201d definisce esattamente questo: il ruolo materiale del lavoro nella societ\u00e0. Da qui si apre la possibilit\u00e0 di costruire un modello di sviluppo diverso, in cui il lavoro diventa il punto di partenza per ridefinire l\u2019economia.<\/p>\n\n\n\n<p>Il passaggio politico attuale richiede una scelta netta: proseguire lungo una traiettoria fatta di precariet\u00e0, compressione salariale e subordinazione alle logiche di guerra, oppure aprire una fase nuova in cui il lavoro torna a essere il perno delle scelte.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Assemblea Nazionale Operaia si colloca dentro questa prospettiva, con l\u2019obiettivo di trasformare una consapevolezza diffusa in una forza organizzata capace di incidere concretamente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>We are glad to present you the official essay of USB to launch and propote the national assembly of laborers, programmed for the day of 28th march 2026 in Rome, Italy. WE ARE ESSENTIAL. 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